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Poetica

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Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

19/10/2019, 07:01

universale



Turchia-contro-curdi,-guerra-di-figli-e-di-madri:-cosa-sta-succedendo?


 



Popolo dalla storia millenaria e daldestino infelice, i curdi sono recentemente balzati agli onori della cronacaper la resistenza contro le pressioni del presidente turco Erdoğan.
La regione del Kurdistan è compresa trai territori di Turchia, Iraq, Iran e Siria.
L’anima di un intero popolo risultaquindi fratta, in pratica sparsa in zone talvolta ostili, a causa di antiche ragionistoriche o, molto spesso, pregiudizi ormai radicati.
Nel caso dibattuto attualmente, però, lamiccia delle ostilità si è accesa in seguito a una serie di eventi che vedecome protagonista il territorio siriano.
In breve: la guerra turca contro i curdinord siriani è iniziata - dopo alcune scelte politico-strategiche degli StatiUniti che hanno deciso di ritirare le proprie truppe - per l’intenzione che ha laTurchia di creare una zona cuscinetto tra lei e la Siria.
In pratica nel territorio che, dopo lafine del califfato dell’Isis, è sotto il controllo delle milizie curde.
SecondoErdoğan questo "territorio cuscinetto" sarebbe utile al fine di difenderela Turchia da quella che definisce come "minaccia terroristica curda". 
Il bilancio dellevittime, fino ad ora, è risultato altissimo. Parliamo di centinaia di milizianiuccisi e di più di 250.000 sfollati curdi. Inquietante anche quello deijihadisti fuggiti dalle prigioni curde, le stime si aggirerebbero intorno ai700 terroristi.
Internazionalmente ilconflitto sembra avere già un colpevole: l’offensiva turca è stata unanimementecondannata. Dopotutto, la Siria (ma anche il mondo) sembra dover molto allapopolazione curda, almeno per quanto concerne l’attività degli ultimi anni.
Sarebbero state soprattuttole milizie curde ad affrontare l’Isis in Siria e a liberare diverse città.
Dopo tale parentesi e laquasi totale sconfitta dello Stato Islamico, nella regione sono riaffioratiantichi odi e vecchie problematiche.
Sulle questioni diautonomia territoriale, fin dal primo dopoguerra e quindi dal Trattato diLosanna (1932), i curdi hanno cercato una soluzione alla loro situazione,pensando di trovarla in Siria. Questo perché, al momento, il Nord del paese èin mano alla Ypg,milizie curdo-siriane dell’Unità di protezione popolare che sono in trattativacon Damasco al fine di creare una sorta di Stato federale. Una soluzione inaccettabile per la Turchia.
Erdoğanbolla i curdi come terroristi e vani sono stati i tentativi di mediazione deglialtri stati.
"Non è mai successo nella storiadella repubblica turca che lo Stato si sia seduto allo stesso tavolo conun’organizzazione terroristica", avrebbe detto. 
I curdi, tuttavia, non si sentono affattotali, anzi, si ritengono semplici difensori di un territorio che li appartieneo che, comunque, non gli è affatto estraneo.
A sottolinearlo sono soprattutto le donne.Madri di una terra di cui si fanno portavoci e paladine.
Il territorio nord siriano gli è caro comeun figlio e non hanno alcuna intenzione di cederlo a quelli che loro ritengonodei veri e propri "predatori". 
Ha fatto scalpore, a tal proposito, labarbara esecuzione di HevrinKhalaf, coraggiosaattivista curda per i diritti delle donne e grande sostenitrice della pace trai cristiani-siriaci e il suo popolo. Il 12 ottobre è stata violentata elapidata da milizie mercenarie filo-turche. 
Recentemente da Repubblica è statapubblicata una lettera aperta da parte di queste combattenti.
Nel rispetto dei dolori che hanno patito,e che probabilmente staranno patendo mentre leggete questo articolo, ve lapresentiamo integralmente: 
Come donne di varie culture e fedidelle terre antiche della Mesopotamia vi mandiamo i più calorosi saluti. Vistiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzatadallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giornisotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.
Abbiamo assistito a come le madrinei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casaper prendere il pane per le loro famiglie.
Abbiamo visto come l’esplosione diuna granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e haucciso suo fratello Mohammed di dodici anni.
Stiamo assistendo a come quartieri echiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorellecristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengonoadesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan.
Due anni fa,abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione delnostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa. 
Adesso stiamo assistendo allarimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Statoturco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. 
Stiamoassistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi,scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi,dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altreculture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchiaerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia difamiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senzaavere un luogo sicuro dove andare.
Oltre a questo, stiamo assistendo anuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che erastata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con unalotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchicongiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani,Girêsipi e Kobane. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamoaffrontato da quando Erdoğan ha dichiarato guerra il 9 ottobre 2019. 
Mentre stiamo assistendo al primopasso dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia,assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovaniche alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tregiorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alleJPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione dellaTurchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gliambiti di questa resistenza per difendere l’umanità, le acquisizioni e i valoridella rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate acombattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e dellagiustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietàinternazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.

Gabriella Ronza


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