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Poetica

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Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

29/09/2019, 07:30

universale



La-realtà-oltre-le-aspettative,-la-piccola-editoria-raccontata-dai-suoi-autori.


 



In un mondo di titani, grandimarchi e grandi aziende, c’è chi annaspa per far conoscere la propria piccolarealtà, chi vuole presentare prodotti di qualità, chi invece vuole solo irretirecon la furbizia e rubare sogni e soldi.
Sì, perché anche quando si parladi editoria, si parla di un mondo aziendale, né più né meno di altri. Il libro,nel mercato odierno, è cultura, ma è soprattutto merce, molto spessodifficilissima da piazzare.
Le grandi case editrici lo hannocapito in fretta e sono corse ai ripari, pubblicando, accanto ai titolitradizionali, prodotti libreschi legati a un "brand name" (un’attrice, unapresentatrice, uno youtuber, una fashion blogger).
La piccola editoria, invece, hacercato di farlo in altro modo. Molti, ad esempio, hanno cominciato a usare ilmetodo delle copie obbligatorie contrattuali.
Lo sa bene la nostra GabriellaRonza, curatrice di questa rubrica, che dalla piccola editoria è partita con ilsuo primo libro, attualmente in fase di ripubblicazione con un nuovo editore.
"I grandi editori non puntano piùsu penne sconosciute. Vogliono delle garanzie e io, quando ho iniziato, nonpotevo dargliele. Ricordo che parlai, al principio delle mie ricerche, con ladipendente di una grande CE. Mi disse che l’idea generale della saga era valida,ma poi mi chiese il numero dei followers su Instagram. E no, mi sa che in quelcaso il numero non era valido", ci spiega, con un mezzo sorriso.
"Ricordo che staccai e dissi trame e me: ’Non sapevo che si dovesse essere famosi prima di far qualcosa’. Pocomale, alla fine è normale ragionino così, come delle vere e proprie aziende checalcolano il probabile successo degli investimenti. A dir la verità, neanch’ioall’epoca avrei investito su di me. Ero così ingenua e, spesso, lo sonotuttora". Gabriella, però, non ha demorso.
Per sei mesi ha continuato acercare un editore, questa volta nella piccola editoria, ma non ha volutoscendere a compromessi. "Ho ricevuto - continua - almeno una decina di offertecontrattuali con compravendita di copie. Le ho rifiutate tutte. Forse nonmeritavo grandi investimenti, ma se il libro era davvero valido almeno unopiccolo lo pretendevo, altrimenti meglio non pubblicare proprio o farlo su diun blog. Dopo sei mesi e le canoniche mail tradizionali, fortunatamente horicevuto un’offerta più onesta".
Le chiediamo allora la suaesperienza diretta, cosa va e cosa non va nella piccola editoria.
"Va che è un modo per farti leossa, per fare gavetta. Va che lo scorso anno ho partecipato a più di ventieventi (tra scuole, fiere e presentazioni televisive) e che ho avuta moltalibertà nello scegliere. Non va la distribuzione. A lungo il mio libro non èstato disponibile in determinati store e ancora oggi penso sia un miracolo chesia riuscito comunque a diffondersi, almeno nel piccolo. Ci sono dei problemilogistici quasi insuperabili. I grandi marchi soffocano le piccole realtà. Nonè mia intenzione gridare all’ingiustizia. Penso, semplicemente, che sia auspicabileun mercato libero e vario e spero che ci sia sempre spazio per tutti".
Ad accompagnare il contributodella nostra Gabriella è quello di Marco Chiaravalle, autore nato nella piccolaeditoria ma che recentemente è approdato al self: "La piccola editoria èl’editoria che dà linfa vitale, quella che propone novità. Tutte le storie chele big e le medie hanno paura di raccontare, che vengono da esse escluse,trovano naturalmente spazio qui.  Tantodi cappello, quindi, alla piccola editoria che sa proporre giovani autori.Nella media e grande editoria, così anche nel mondo del grande cinema italiano,è come se sentissimo parlare sempre delle stesse storie, storie di vitaordinaria. Nessuno sembra proporre qualcosa di nuovo, non perché non ci sia, maperché non richiesto", ci dice chiaramente.
"Morti i grandi scrittori deinostri giorni, già uno è andato via di recente (Camilleri, ndr.), loro nonavranno più nulla da raccontare. Si deve trovare il coraggio di pubblicare inuovi giovani talenti anche se sconosciuti, e non parlo di me, parlo ingenerale. La Grande editoria ora tende sempre di più a pubblicare librispazzatura come quelli di vip e youtuber".
"Da questo punto di vista -continua - la piccola editoria è respiro, ma bisogna pur sempre ricavare nelmazzo l’editore giusto. Non ci si deve assolutamente affidare agli editori Eap,quelli che chiedono soldi. Non solo si fanno pagare, ma tendono addirittura afare editing e copertine scadenti. A quel punto, meglio il self e la ricercapersonale di editor e artisti. Inoltre, consiglio anche di cercare un editoreche ’coccoli’ il suo autore. Io reputo sbagliata questa tendenza di alcunepiccole case editrici che organizzano cataloghi con anche 600 libri.Innanzitutto, questo porta molto spesso a non veder ristampato il propriolibro, per dare spazio a quello di altri. Poi, il titolo si perde tra i tanti,diventa una goccia nell’oceano. Reputo inoltre che l’editore debba occuparsi dimarketing e con meno autori, caricati al giusto con promozioni social, puòfarlo meglio. L’editore così può anche organizzare più presentazione al singoloautore (attenzione, non firmacopie, non siamo già così famosi da pretenderle)".
Sul riscontro con i lettori,Marco è convinto ci siano ancora dei pregiudizi. "C’è ancora lo zoccolo duro dichi difende a spada tratta la grande editoria o detesta a prescindere lapiccola e l’autopubblicazione, ma sto percependo un’aria di cambiamento. Ilettori sembrano stufi e sono desiderosi di nuove storie".
Di opinione leggermentediscordante è Benedetta De Nicola, che ha esordito a 18 anni con una piccola CEe ora ne ha 24.
"Le mie considerazioni sullapiccola editoria sono cambiate in questi anni, da positive sono diventate negative.Con il mio editore, soprattutto umanamente, mi sono trovata molto bene, ma ingenerale ci sono punti su cui riflettere. Bazzicando nell’ambiente, mi sonoaccorta che alcune case editrici, forse troppe, non hanno cura del testo, silimitano a stamparlo, senza correggerlo o dargli valore. Se non ti munisci dicompetenti revisori e correttori di bozze non puoi definirti editore. Ho,inoltre, visto testi oggettivamente insignificanti pubblicati solo perché glieditori volevano guadagnare un po’ di soldi. È molto difficile trovare unapersona che abbia cognizione di causa su sé stessa, molti puntano a pubblicarea ogni costo, anche spendendo dei soldi". 
"Ecco, - continua - in questocaso esprimo una ’unpopular opinion’. Se tu presenti un prodotto che credivalido (ma non lo è, ndr.) e che la persona che lo valuta ti dice che è bellosolo per i soldi, allora un po’ ti meriti di pagare la tua pubblicazione e luisi merita di aver venduto solo dieci copie. Ma ne vale la pena? Vale la pena difare una stamperia? Secondo me, no".
Sulla grande editoria il suogiudizio ribalta quello di Chiaravalle. "La grande editoria tende a pubblicaretanti libri commerciali, ma dobbiamo anche dire che nelle collane ci sonoautori con la A maiuscola. Se nella piccola editoria possiamo trovare unachicca tra tanti, nella grande gli Scrittori scelti sono validi".
"Il lettore medio - conclude - siapproccia alla piccola editoria con un pregiudizio giustificatissimo. La piccolaeditoria dovrebbe puntare più in alto. Ci sono troppi autori e troppi editori,la scrittura non è una cosa per tutti".

La Redazione


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