Lafragilit-10

Per maggiori informazioni scrivici:

 

lafragilitadeglionesti@gmail.com

Lafragilita-10

instagram


youtube

facebook
{

Poetica

Archivio

Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

14/09/2019, 07:30

universale



Sul-corpo-delle-donne-ci-sono-ferite-di-inchiostro.-Dalla-Bellanova-alla-Lucarelli,-cos’è-il-bodyshaming?


 



"Balena blu", "Ecco arrivata labefana", "Con quei piedi sembri un mostro", "Sei una grassona", "Ti si vedonole ossa. Che ribrezzo!".
Queste non sono frasi inventatedi sana pianta, sono espressioni degli utenti sui social a personaggi del mondodello spettacolo, della cultura e della politica e, soprattutto, sono messaggiindirizzati a delle donne.
Il fenomeno in questione è statobattezzato "body shaming", ossia derisione di qualcuno in base al suo aspettofisico.
Non che gli uomini non ne sianovittime, sia chiaro. Sui suoi nei Vespa è riuscito a costruire un’icona e nondimentichiamo che Berlusconi ha usato la sua statura come una caratteristica inpiù per affascinare.
È giusto, tuttavia, rendersiconto della diversità del body shaming diretto alle donne: se per gli uominisembra, il più delle volte, essere una conseguenza di un’azione non apprezzata,per le donne sembra sia precedente al compimento dell’azione stessa. Un attaccoal corpo e all’esteriorità.
In pratica, gli uomini nesembrano colpiti dopo aver agito e comunque in minor misura, le donne prima o aprescindere dall’azione da compiere.
Certamente è da condannare inentrambi i casi, ma è pur vero che il secondo appare molto più violento.
A questo proposito, negli ultimigiorni, è balzato agli onori della cronaca lo scandalo body shaming sulla neoministra Teresa Bellanova.
Prima ancora di conoscere il suocurriculm (comunque in seguito aspramente criticato per l’assenza di unpercorso di studi completo), la Bellanova è stata duramente vessata a causadella sua corporatura e del vestito che ha indossato durante la cerimonia digiuramento del 5 settembre. Un innocuo abito blu a balze è diventato per glihater un bersaglio facile e per i sostenitori il simbolo della lotta all’odiosofenomeno.
Critiche sessiste, quindi, a cuila ministra, dall’alto della sua lunga e dura carriera, ha risposto con ironiaed eleganza.
Nella didascalia di una foto incui sfoggia una casacca gialla a pois ha infatti scritto: "Visto che il blu diieri ha elettrizzato molti, ho voluto provare con questa mise oggi, che nedite? #vestocomevoglio oppure no? Secondo voi?".
A sostenerla fin da subito c’èstata la scrittrice Michela Murgia, reduce dal successo del suo ultimo libro incollaborazione con Chiara Tagliaferri, "Morgana. Storie di ragazze che tuamadre non approverebbe".
Anche la Murgia non è, tuttavia,immune al body shaming.
Il suo attivismo antirazzista e,spesso, antisalviniano ha scatenato la rabbia di migliaia di utenti che,perlopiù, hanno lanciato insulti tra i più deplorevoli.
Michela, e questa volta lachiamiamo per nome per ricordare ai nostri lettori che prima di un cognome,un’intellettuale e un’attivista sociale si sta parlando di una persona nondissimile da nostra madre o nostra sorella, è stata definita "scrofa, palla dilardo, cesso ambulante, vacca, Peppa Pig" e via dicendo.
Non facendosi per nullaabbattere, Michela ha continuato con la sua scrittura e il suo operato.
"Si chiama ’bodyshaming’ - hascritto - denigrazione del corpo, ma in realtà serve ad annichilire lo spirito.Sulle donne ha un impatto violentissimo, perché nella nostra società il corpofemminile è demanio pubblico. Continuamente sottoposto a giudizio, è usato comerappresentazione e incarnazione di valore (o disvalore) collettivo ed èbersaglio primo di ogni attacco alle donne dissenzienti. Non so e non credo cheil bodyshaming sulle donne finirà. So però che è essenziale non farsenespezzare. Per ogni ’cesso’ o ’scrofa’ che riceviamo, l’antitodo è ricordare laforza che quelle parole vorrebbero spegnere. La bellezza che sappiamoriconoscere in noi stesse è la fonte della libertà che vorrebbero negarci.#morganasonoio".
Non "si piega e non si spezza"neanche Selvaggia Lucarelli. La giornalista che non le manda mai a dire hadovuto perfino subire la creazione di pagine hater in cui veniva criticata inogni modo.
Contraria all’anonimato social oall’indifferenza della massa, Selvaggia ha sempre cercato di rispondere in mododuro e diretto.
È quasi cult la sua propensione apubblicare lo screenshot delle offese non oscurando il nome e il cognome deidetrattori.
"Prima ogni insulto alla miaforma fisica era una coltellata, - aveva detto a tal proposito - ora mi sonocorazzata. Ma i social sono spesso una gogna pubblica e l’autostima può esserefatta a pezzi.
Bisogna imparare a difendersi e riconoscere il proprio valore".
Le vittime di questa propensionedigitale sono innumerevoli: chi può dimenticare la querelle sui piedi di ChiaraFerragni? Alla lotta al cancro di Nadia Toffa? E le offese alla Boldrini, allaMeloni, alla Boschi?
Senza alcuna distinzione dicolori politici, ruolo sociale e lavoro.
Perché, nella mente di alcuniutenti, le donne al di là di ciò che fanno devono essere sempre belle, ma sesono belle allora sicuramente sono anche qualcos’altro.
Si tratta di allusioni e insultidigitati nero su bianco da utenti che si sentono protetti da uno schermo, lostesso che, d’altra parte, non sembra riuscire a proteggere le vittime, nonsolo donne di potere e successo, ma anche donne fragili, donne comuni, studentessee ragazze vulnerabili.
Sui corpi delle donne ci sonoferite di inchiostro. Ferite che hanno forma di lettere e di parole. 
Sono ferite che bruciano e chedobbiamo curare tutti insieme combattendo contro di esse con la stessa fermezzadei vigliacchi che le causano, ma con un’onestà totalmente diversa.

Gabriella Ronza


1
Create a website