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Poetica

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Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

01/07/2019, 01:34

Istruzione



Ai-figli-di-nessuno


 



Per quanto se ne dica, riuscire a evitare preferenze tra i propri alunni è cosa assai difficile. Non parlo della semplice preferenza didattica ma di quella umana. 
Era l’anno degli esami della III B e tifavo per tutti i miei studenti, in particolare per lei
Matilde l’avevo conosciuta il suo primo giorno di scuola, era entrata da sola, con il suo piccolo zaino arancione in spalla, lo sguardo dritto e il passo fermo. Di solito, almeno all’inizio, tutti i genitori accompagnano i figli, forse per lenire il passaggio dall’età dell’infanzia a quella delle prime vere comprensioni, forse per paura di lasciarsi sfuggire qualche particolare delle proprie creature che, poco dopo, avrebbe potuto coglierli di sorpresa. Lei, incurante degli occhi curiosi che la osservavano, si era seduta, aveva lasciato ciondolare le gambe e aveva osservato l’aula con una curiosità ben ponderata. 
Non mi ero permesso di chiederle niente, ma speravo di scoprire, come mi accadeva con tutti gli studenti dall’atteggiamento scostante, cosa mi incuriosiva di quella bambina dai capelli biondi cortissimi e il vestitino a fiori lilla. 

«Professore, perché gli adulti sono sempre tristi?» mi chiese una mattina mentre la riprendevo perché, come al solito, era distratta. 
«Permettimi di farti una domanda, cosa ti fa credere una cosa simile?»
«Il fatto che non sorridono mai e sono sempre nervosi. Io quando sono felice non riesco ad arrabbiarmi, io quando sono felice sorrido.»
«Forse perché gli adulti sono felici a modo loro. È vero, sorridiamo poco» ammisi «ma ci fa star bene veder sorridere i bambini, in particolare se sono i nostri, e questo ci basta.»
La risposta non parve convincerla, ci pensò su e ribatté: «Secondo me si sbaglia.»
Ovviamente non ci fu verso di cavarle un’altra parola. Era così Matilde, stranamente silenziosa e moderatamente curiosa. 
Non ci volle molto a capire perché quella bambina mi avesse colpito così tanto, era perché mi ci rispecchiavo. 
Scoprii che i genitori stavano divorziando e lei veniva sballottata dall’uno all’altro senza molto ritegno. 
Era lo strumento con cui si attaccavano a vicenda e conducevano battaglie personali di odio e rancore. Come accadeva a tutte le cose importanti e preferibilmente personali dell’istituto, le storie di suo padre e della sua bella amante e di sua madre e delle relative crisi di nervi volarono presto di bocca in bocca. Nonostante tutti sapessero e alcuni ragazzini provassero a prenderla in giro, lei non lasciava trasparire nulla, era sempre impeccabile, puntuale e ben vestita. 
L’accuratezza non gliel’avevano insegnata, i suoi parenti avevano cose più importanti da fare che considerare una ragazzina che pareva crescere meglio da sola, perché le figlie di nessuno imparano prima a essere donne che a fingersi bambine. 
E, per quanto ne dicesse, non l’avevo mai vista ridere troppo. 
Lì, dopo tre anni, avevo davanti una giovane donna più alta e formosa del piccolo fiore che avevo conosciuto, ma con la medesima diligenza e voglia di imparare. 
Poco prima degli esami, aveva detto davanti a tutta la classe che lei studiava per essere libera, perché soltanto la conoscenza rende meno schiavi del mondo e, soprattutto, delle emozioni. 
Non la guardai con il compatimento con cui avrei guardato ogni umano sicuro di potersi liberare delle schiavitù emotive e le risposi che alcune emozioni valgono la loro schiavitù. 
Lei mi capì e sorrise. 
Avevamo imparato a comprenderci con poco e, nel salutarla, sperai che si portasse dentro l’idea di essere speciale in quella sua caparbietà e non strana come la definivano tutti. 
I suoi scudi erano gli unici ponti che era riuscita a creare col mondo esterno. 
A te, bambina mia, cresciuta da sola ma piena di sentimento, e a tutti quelli che vediamo crescere soli e con l’idea di essere la colpa di un qualche peccato non espiato, auguro di non perdersi fra i cunicoli ostili della realtà, ma di ritrovare sempre una strada fra le vie del coraggio.

Francesco Lisbona


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