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Poetica

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Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

01/09/2019, 07:30

universale



Tornare-a-“casa”-da-fuorisede:-tre-studenti-si-raccontano


 



Ogni anno migliaia di ragazzi lasciano il proprio nucleofamiliare per migrare altrove e continuare gli studi fuori sede, con l’idea odi approfittare di offerte formative obiettivamente più complete o di vivereun’esperienza di vita che possa, fin da subito e prima del contatto con ilmondo del lavoro, rendere indipendenti.
Ogni estate quegli stessi studenti tornano a casa, con lavaligia ancora piena di sogni e gli occhi forse meno familiari ma più forti esempre speranzosi.La redazione de La Fragilità ha letto con piacere unasegnalazione di una giovane che, avendo sostenuto la maturità quest’anno, devecompiere una scelta difficile tra lo studio a casa e quello da fuorisede e incui ci è stata fatta richiesta di un reportage con racconti di vita vissuta.
Abbiamo deciso di intervistare tre ragazzi totalmente diversiper forma mentis ed esperienza.
Maria di 20 anni, nata e cresciuta a Roma, che frequentaun’università milanese; Pietro di 23, originario della Puglia, che ha optatoper la bella Firenze e Rosario di 25, fuorisede siciliano.
"La mia esperienza come fuorisede?- ci risponde Maria - per oraè più che positiva". "Sicuramente - chiarisce con grande onestà intellettuale -tutto dipende anche dalle possibilità economiche di partenza. Io sono moltofortunata. Ho dei genitori che possono mantenermi fuori senza problemi e,quindi, non devo rinunciare quasi a nulla. Posso studiare e permettermi qualcheuscita, ad esempio, come facevo anche a casa. Inoltre, mi sono trasferita inuna città in cui avevo già una rete di contatti, degli amici che non mi fannomai sentire sola, perché, allontanandomi da casa, mi sono resa conto disoffrire molto la solitudine".
"Sono consapevole - continua - del fatto che chi non ha le miepossibilità economiche o che chi si trasferisce senza avere conoscenti possatrovare molte più difficoltà, ma è comunque un’esperienza che consiglio atutti. Ti permette una crescita importante. Se vai fuori lo devi fare con latesta sulle spalle, con l’obiettivo di volere costruire un buon futuro eripagare così i propri genitori degli sforzi compiuti".
Quando le chiediamo del ritorno a casa sorride teneramente."Ricordo che l’anno scorso, quando ero ancora in casa dai miei, non vedevol’ora di andarmene. Ora, invece, ne sento un po’ la mancanza. Si vive unaprospettiva delle vacanze molto più positiva. Dopotutto stare in famiglia vuoldire riposo, benessere e assenza di preoccupazioni".
Pietro, invece, ha un sorriso diverso rispetto a quello diMaria, meno tenero e più sicuro.
"Io sono particolare. - ci dice con voce ferma - Me ne sonoandato perché volevo andarmene e non tornerei indietro. Tornare a casa èriabbracciare gli affetti. Vivo una lontananza che non sento mai del tuttoquando sono via (magari perché sono preso da altre cose o forse perché latecnologia aiuta a mantenere i contatti), ma che sento, sorprendentemente,proprio quando torno a casa. In pratica, quando torno a casa sento di esserestato lontano. Il calore della famiglia ti fa capire che quella lontananza c’èstata".
"Tuttavia, - precisa - ammetto che tra le due vite quella’fuori’ è meglio di quella ’dentro’. Stando lontano ho più libertà. Qui devoadattarmi  a convenzioni e atteggiamenti che non mi fanno esserepienamente me stesso".
Rosario ascolta gli altri due in silenzio, ma con un certodistacco, senza partecipazione.
Il suo è un racconto diverso.
"Io sono isolano!" esclama, chiarendo che questa è una cosa danon sottovalutare.
"La storia di un isolano che ’emigra’, nel mio caso siciliano, èun po’ diversa. Quando ho scelto di uscire dalla Sicilia, non tanto perl’università ma per la vita, sapevo a cosa sarei andato incontro. Ognisiciliano ha un rapporto unico con la sua terra. Lo spiegano Sciascia,Quasimodo e, anche, Pirandello. Tempo fa lessi un articolo in cui si diceva chenegli ultimi dieci anni ben due milioni di persone hanno lasciato la Sicilia(un milione solo negli ultimi due/tre anni) anche e soprattutto per necessità".
Gli chiediamo perché dovrebbe essere diverso e lui accenna unmezzo sorriso.
"Lasciare un’isola vuol dire lasciare un mondo a parte. Poi,ovviamente, ogni storia è a sé e dipende dalle proprie inclinazioni. C’è chi lalascia con nostalgia, poiché ha l’idea di ritornarci. Si tratta di sicilianiche ostentano la loro sicilianità prima di ogni altra cosa, anche prima di sestessi. In questo caso, credo che l’allontanamento sia un’esperienza che non sivive bene. Ho amici fuorisede che tendono a parlarmi più delle cose chesuccedono in paese che delle loro esperienze di vita fuori.
Personalmente, io la sto vivendo con l’idea di non tornarci più,di crearmi un futuro altrove. Ho ambizioni in campi che purtroppo non trovanoposto in Sicilia. All’inizio anch’io ero molto nostalgico, ma mi sono resoconto che, con questo vai e vieni, un po’ più di me si sta spostando verso lanuova realtà. Quando torno, tra l’altro, trovo un paese che non è quello che holasciato l’ultima volta. Ci sono piccoli cambiamenti che, a lungo termine,diventano grandi ed è inutile far finta di non vederli. Quando torno giù misento fuorisede più di quanto mi senta sopra.
Con questo, ovviamente, non voglio rinnegare le mie origini. Amola Sicilia, ma semplicemente alcune cose che prima sentivo come ’mie’, ora nonle sento più tali. Non c’è più quella quotidianità che mi faceva sentire acasa".
A questo punto gli chiediamo dov’è "casa".
"Domanda difficile. ’Casa’ è dove costruire la propriaquotidianità.
 Attualmente mi sento in un limbo. Quando sono su (a Torino, ndr.) non sto bene e, spesso, vorrei andare via,ma comunque non tornerei giù. È come se non stessi completamente bene né inSicilia, né a Torino. Forse ’casa’ è un momento. È quando si sta bene. ’Casa’ èquando mi tuffo nel mio mare siciliano e ’casa’ è quando sono con i miei amicisu a Torino a immaginare il nostro futuro".
Rosario decide di concludere parlando direttamente ai nostrilettori, in particolare agli studenti, come la giovane della segnalazione, chestanno ponderando la scelta di studiare da fuorisede. 
"Non fatevi limitare dal legame con la vostra terra diorigine.  Dovete puntare su voi stessi, anche, perché no, per tornare emagari migliorarla. State tranquilli: ovunque andrete, non la dimenticherete.Se nelle vostre regioni di provenienza ci sono poche possibilità di fare lacosa che vi appassiona, dovete compiere questa scelta. È una scommessa, madovete provarci."

Gabriella Ronza


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