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Poetica

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Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

19/08/2019, 07:30

Superstizione



Il-destino-del-caso


 



L’infelicitàha varie facce, ma sempre lo stesso pensiero. Fra i vari volti non è difficilecogliere quello appartenente alla superstizione. Pochi rimangono impassibili difronte a un gatto nero e tutti, se possiamo, evitiamo il passaggio sotto lascala o guardiamo con circospezione il becchino di turno.
Cosac’entra, mi chiederete, l’infelicità con la superstizione? Beh, è semplice: èla paura della sfortuna e della morte a farci temere la sorte, quindi gliscaramantici cercano di fuggire l’ineluttabilità con la credenza. È un modo perrestare sereni, perché la mente umana ha poteri straordinari e riesce, se bencontrollata, a creare dal nulla tutto ciò che teme.
Adrianafaceva la cantante quando scoprì queste terribili verità.
Siconvinsero che la sua presenza era legata alla sventura e iniziarono aevitarla. Fecero dei suoi dolori garanzia di malelingue e cavalcarono l’ondadella giustificazione. Perché l’uomo necessita di trovare un senso al caso pertranquillizzarsi l’anima, e un capro espiatorio è il modo perfetto per trovareuna soluzione alla tragedia. 
Èpiù facile, del resto, accettare una condanna che un’assoluzione. 
Adrianapatì la pena di essere una coincidenza e iniziò a morire mentre laidentificavano col male che doveva incarnare. 
Provòa sfidare i suoi carnefici, ma quando questi hanno l’aspetto dell’ombra laguerra diventa una battaglia dell’assurdo.
-Secondote perché mi evitano così? È come se avessi la peste...- chiese a sua madre inun freddo sabato d’inverno.
Leistava lavorando a maglia, lo faceva per non pensare.
-Tievitano perché sono ignoranti e usano l’ignoranza come scudo. Quando hannocapito come curare la peste, hanno dovuto cercare un’altra causa alla morte.Cerca di ignorarli e vai avanti, cambia lavoro.-
Leisapeva che quel consiglio fosse come una lama incandescente nelle carni di suafiglia, ma voleva salvarla in qualche modo.
Nonci riuscì e Adriana scelse di morire.
Pergli altri aveva espiato un peccato e chi pianse lo fece quasi sotto forzatura.Mentre per lei quel gesto era l’unico modo per mettere un freno all’infelicitàa cui l’avevano condannato, per gli altri era solo qualcosa di inevitabile.
Ladimenticarono presto per cercare un’altra causa, un’altra vittima.
Suamadre non pianse, non avrebbe esposto anche quel dolore all’umiliazione. Seguìsua figlia nel silenzio.
Isuoi giudici peggiori furono quelli che non conoscevano la legge eppure se neerano fatti supremi garanti; la condanna non l’avevano emessa chiaramente, sierano nascosti dietro le voci di paese. 
Unpaese la torturò, una voce la rincorse e gli uomini, alla fine, l’uccisero.

Francesco Lisbona


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