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Poetica

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Questa sezione sarà dedicata alla poesia.

La scelta di affiancare la poetica alla narrativa nasce dal fatto che troppo spesso il mondo dei versi e della metrica è stato esulato dai più, soprattutto in Italia, perché considerato per pochi. Contestualizzandole a brani, video e spiegazioni, ci auguriamo siano di più facile comprensione o che siano avvicinabili anche per coloro che normalmente vedono la poesia come un mondo poco adatto a sé o alla propria interiorità.

Le tematiche saranno le stesse che caratterizzeranno la settimana di riferimento.

Perché se è vero, come affermava la Merini, che i poeti sono molto più sensibili delle persone normali e per questo soffrono molto di più, è altrettanto vero che fare di questa sofferenza un fuoco può dare all’umanità chiavi di lettura differenti ma importanti.

“Che cos’è un poeta? Un uomo infelice che nasconde profonde sofferenze nel cuore, ma le cui labbra sono fatte in modo che se il sospiro, se il grido sopra vi scorre, suonano come una bella musica.”

(Søren Kierkegaard)

 

 

22/07/2019, 09:01

Sessismo



Il-peso-di-essere-donna


 



Gliocchi di Jessica erano puntati in quelli del suo aguzzino. 
Leiera sulla sedia dei testimoni, lui su quella degli imputati. Era pronta a diretutto, a urlare a gran voce le parole che quell’uomo gli aveva soffocato per annie che le avevano rubato il sonno e l’infanzia. 
L’avevasempre giustificato, era probabilmente per questo che in quel momento luisorrideva mellifluo, convinto che ancora una volta l’avrebbe scagionato,smentendo le accuse che altre donne, senza nome né valore, gli avevano mossocontro. 
Siguardarono per un solo istante prima che il giudice le rivolgesse la parola eattirasse la sua attenzione, lei fu certa di vedere nei suoi occhi la luce diquella passione che per anni aveva usato come attenuante dei suoi abusi e chelei stessa aveva cercato di trasformare in una possibile fonte di perdono. 
Delresto, ultimamente le avevano ripetuto spesso che lei avrebbe potutodenunciarlo tante volte, eppure non l’aveva mai fatto. Che potevano capirne glialtri del senso di inadeguatezza che lei si portava dentro in ogni momento, nonpotevano sapere che anche solo ripensare a quegli anni le rendeva la vitainsopportabile. 
Unpeso enorme, il peso di essere nata donna. 
Eranostate le altre a raccontare ciò che lui sussurrava durante le sue violenze; ilnome di lei era sempre a fior di labbra e lui lo usava quasi fosse unabenedizione. Le aveva trovato anche un lavoro, nonostante lei si sentisseinadatta in quel supermercato e il suo capo le faceva notare spesso che il suo’essere femmina’ distraeva i clienti e indisponeva le altre donne, meno belledi lei, seppur apparentemente più felici. 
Jessical’infelicità ce l’aveva nel sangue, ne aveva fatto uno stile di vita e noncercava più rifugio da essa. All’inizio pensava fosse una variante inevitabiledella vita, ma quando aveva conosciuto Andrea, così sensibile e comprensivo,era riuscita a uscire dal baratro di sofferenza in cui si era immersa. 
Eraanche e soprattutto per lui che non voleva più pensare o parlare di quella bruttafaccenda, di quel passato, forzatamente celato, da cui aveva preso le distanzeper tutelarsi. 
Troppepoche notti senza incubi erano trascorse quando le altre vittime l’avevanotirata in causa.  
Leiera stata la prima ed era un testimone chiave. Gliel’avevano detto gli avvocatie lo sottolineavano gli occhi distrutti di quelle perdute bambine, ormai troppograndi per calzare i panni dell’innocenza e ancora troppo fragili per assumersiquella consapevolezza. 
Jessicaaveva soffocato i rimorsi coi rimpianti ed era scappata dalla realtà per avereancora un posto in cui essere libera. 
Sì,forse lo aveva aiutato a mietere altre vittime, ma lei aveva smesso di farseneuna colpa quando aveva iniziato a fingere che nulla fosse mai successo. 
Nessunopoteva capire e nessuno, quindi, doveva sapere. 
Maadesso era inutile, avrebbe dovuto dire tutto, Andrea avrebbe capito, nonl’avrebbe lasciata nonostante gli avesse nascosto la verità. L’aveva fatto perché volevache quei ricordi facessero male soltanto a lei. 
Inqualche modo e per qualche motivo ora si sentiva complice. 
Seavesse denunciato prima quelle ragazze si sarebbero risparmiate la sua stessasofferenza, quel dolore così intenso da lacerare l’anima e sentire il corposporco.
Nessunuomo avrebbe potuto comprendere quella sensazione, ma stavolta era pronta e nonavrebbe taciuto. 
Ilgiudice la guardò con aria compassionevole e le si rivolse, distogliendola daisuoi pensieri. 
-Signorina,lei è Jessica Stabile, nata ad Ancona il 26 giugno 1982? 
-Sì. 
-Edè la figlia dell’accusato qui presente, Giuseppe Stabile? 
Trasalìnel sentire il nome di suo padre, non si era mai sentita una figlia, lui avevaannullato quel legame quando l’aveva stuprata per la prima volta all’età di seianni. Lo guardò e lui sorrise nuovamente, lei sostenne lo sguardo ma nonricambiò il sorriso.
-Sì, sono io.

Francesco Lisbona


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